lunedì 12 agosto 2019

Speciale - Misty Lane/Teen Records 2018-2019 - Prima Parte: Circles End Vol.1, Twink

-- Circles End vol.118 Dutch Folk Pop Dreams 1968-1973
    Misty Lane Rec., vinile limited edition 500 copie, 13 Settembre 2018
-- Twink  – 10,000 Words In A Cardboard Box / Geraldine
    Misty Lane Rec., single 45 giri limited edition 300 copie, 1 Gennaio 2019


Alla fondamentale e ormai decana etichetta italiana Misty Lane e alla sua consorella Teen Records, specializzate dal 1989 in pubblicazioni italiane ed internazionali di musica garage-beat-psichedelica-sixties revival e molto altro sono dedicate ben dodici pagine del mio libro "Distorsioni Sonore Del Terzo Millennio", attraverso due interviste (del 2003 e del 2018) al loro fondatore e artefice di sempre Massimo del Pozzo. In questo speciale sono trattate proprio alcune tra le novità annunciate da Massimo per il 2018 e il 2019 in quella seconda intervista. 

"Circles End vol.118 Dutch Folk Pop Dreams 1968-1973" è un gioiello in vinile che rappresenta una delle punte di diamante qualitative in assoluto dell'etichetta Misty Lane di cui ricorrono trent'anni: un modo egregio per festeggiarli, anche se anticipatamente nel 2018. ---- Mike'n'Ernie, co-produttore e collaboratore della Misty Lane da sempre per questo tipo di compilation ha selezionato con la sua solita perizia diciotto titoli a 45 giri pescati in una vastissima e rara produzione olandese tra fine anni '60 e primi '70, a cavallo musicalmente con candore e raffinatezza impagabili tra folk, pop e delizie psichedeliche.  
Artisti e band di nicchia che il tempo trascorso ha ormai decantato, che senza operazioni di questo tipo sarebbero fatalmente rimasti a languire in un implacabile dimenticatoio. I brani oscillano tra fascinazioni pop più ortodosse (Justice, Lloyd Watson, Judith Angela, The Marigold, Jumbo, Richard Neal), leggiadre incantevoli gemme folk (Prince John, Linda Christine, Alderman, Alligator, Kenney & Pete, Opus, Amsterdam, Jon Wyce), e piccoli manufatti che superando in qualche caso la soglia dei quattro minuti (Double You) riescono magicamente a mixare folk e pop con uno mood lisergico naif e un insorgente (in quei primi anni '70) prog ancora basico (Fon Klement, Mystical Brothehood, Dutch Spring). 
Dettagliate e preziose le liner notes di Erik Meinen sui 45 giri  di provenienza dei brani e gli esecutori (un esauriente foglio interno al vinile), tutte le copertine originali riportate, delizioso e azzeccato come sempre l'artwork di Alessandra Monoriti. Diciotto vecchi 'sogni' musicali perduti dalla terra dei tulipani e dei mulini a vento tirati fuori dai cassetti, sarebbe davvero un peccato mancare a questo appuntamento: uno dei 500 vinili di questa sopraffina limited edition aspetta di far parte della vostra collezione, se apprezzate la musica di grande qualità non ve ne pentirete.
                                                                                           Pasquale Boffoli
Circles End vol.118 Dutch Folk Pop Dreams 1968-1973


Ancora un grande ripescaggio su vinile per la Misty Lane da un glorioso passato psichedelico britannico: 10,000 Words In a Cardboard Box, uno degli epici e più appassionanti episodi contenuti nel leggendario e anarchicamente potente documento sonoro "Think Pink" inciso dal mitico batterista, lead singer e songwriter della scena underground-garage inglese John Charles Alder (Twink) nel 1970. In questo caso parliamo di una intensa versione incisa dall'artista nel 1999 a Los Angeles con backing band gli Smallstone, tra gli animatori della scena rock losangelina di quegli anni. 
Sulla facciata B del 45 giri Geraldine, una rara, delicata, leggiadra ballata incisa e cantata nel 1968 da Douglas Robert Ord aka Dane Stevens (in arte Zion De Gallier) dei Fairies, band anglosassone beat/r&b in attività dal 1964 al 1966 in cui Twink suonava la batteria. Anche Geraldine è davvero una perla di pop barocco per irriducibili cultori. Chi voglia sapere di più sul passato e presente del personaggio e artista Twink può leggere la bellissima intervista che Carlo Bordone gli ha fatto su carta nel libro da me curato "Distorsioni Sonore Del Terzo Millennio", edito da Falvision Editore nell'aprile 2019. A tutti è raccomandato incondizionatamente di riascoltare o 'scoprire' a quasi cinquanta anni dal suo concepimento un capolavoro senza tempo come "Think Pink".
                                                                             Pasquale Boffoli        
Think Pink recensione su Distorsioni Blogspot       Ascolta  Twink    Think Pink 
                                                                   
        
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sabato 3 agosto 2019

Am Bros One - "Kitarmonica"

Am Bros One - "Kitarmonica" (Factory of the Stars, 2018)

Ai confini fra la Daunia e l'Irpinia sta la cittadina di Ariano. Suoi abitanti i fratelli Ambrosone, in arte Am Bros Onedue giovani musicisti: Manuel chitarrista e polistrumentista, Gabriel fisarmonicista. Con il progetto Kitarmonica e questo omonimo esordio cercano di concretizzare nuove ipotesi musicali. Se la strumentazione è in sé originale, identificare il genere di musica è complicato: potrebbe essere una nuova forma di fusione Jazz come un Rock Crossover ad alto contenuto di originalità. Limite dell'operazione sono (come capita ai musicisti moderni) le risorse finanziarie: il disco è stato registrato in due sessioni di un giorno l'una, con un lavoro che lo fa equivalere ad una bella dimostrazione delle potenzialità. I fratelli si muovono infatti su coordinate che fin dalla traccia iniziale stupiscono: Jazz, Tango, Folk appenninico giostrati in un costante assalto gentile fatto di gioco e ghirigori. La successiva Event Horizon compie un piccolo salto dalle parti dell'Al Di Meola di metà anni '80, con la chitarra che insegue sensazioni astratte e la fisarmonica che le va dietro. Global Warning spiazza in maniera ancora più esplosiva: un Tango Metal a base thrash voivodiana periodo "Killing Technology" suonato con la chitarra elettrica, che da un'iniziale assalto minaccioso si sposta attraverso un assolo di matrice Judas Priest in un'apoteosi finale in chiave maggiore. La successiva Micropia risente dell'influenza del Capossela più sardonico, con l'armonica intenta a seguire strade inusuali per il Folk italico mentre la chitarra inanella un lungo assolo acustico fino a una eccellente marcetta. Le tracce in partecipazione con altri musicisti danno suggerimenti più precisi delle possibilità del progetto: la fusion minimalista di Tramonti di Luna si colora di tinte calde e rasserenanti grazie al sassofono di Luca Roseto, mentre Gabriel lavora sul suono in modo etereo e Manuel fa piccoli gesti all'acustica. Follow Your Dreams s'avvale della chitarra elettrica di Daniele Castellano, in un raffinato duello a ruoli costantemente invertiti fra i tre strumenti. Il disco si chiude con Circus Parade, nel quale un secondo fisarmonicista e tastierista, Carmine Ioanna, fa partire un allegro carosello a ritmo medio, inanellato da una marea di note che non sembrano abbattersi ma adagiarsi con garbo in un disegno che appieno rappresenta il disco: Am Bros One è una potenzialità da esprimere. Le domande sorgono spontanee: con una formazione Rock come funzionerebbe questa musica? Come registrarla? I fratelli Ambrosone dimostrano a tutti che per rinnovare la musica, dal folk al metal ci vogliono sperimentazioni serie: strumentazioni inusuali, inserimenti di più stili nelle composizioni, arrangiamenti coraggiosi, tecniche di registrazione particolari. Riusciranno a a farlo in Italia? A questa domanda si spera risponderanno con un secondo disco, per ora è bello godere di questo simpatico esordio.     Am Bros One     Global Warning
                                                                                                                                       Luca Volpe



sabato 27 luglio 2019

Area Pirata Records 2019: "The Mads" - "Los Infartos" - "Cannon Jack & The Cables"

- The Mads - "Turn Me Up" (EP, 6 Giugno 2019)
- Los Infartos - "El Narco Ritmo" (EP, 13 Maggio 2019)
- Cannon Jack & The Cables (7", 13 Aprile 2019)

Segnaliamo tre stringati EP / 7" tra le numerose recenti uscite prima metà 2019 di Area Pirata Records, etichetta italiana dedita da tempo alla valorizzazione del patrimonio garage/beat/punk/psichedelico italiano (ma non solo). Risulteranno probabilmente graditi agli ostinati cultori giovani (e stagionati) dei suddetti imperituri generi rock di nicchia e rassicurano, pur nella comune breve durata, sul loro buono stato di salute e proselitismo nella nostra penisola. --- Gli anzianotti (mods) milanesi Mads, 40 anni di attività e due chitarre che dialogano come tradizione comanda, freschi dell'album "The Orange Plane", pubblicano su A.P.R. insieme a Sexy Groovy Rhythms una bella e coinvolgente mod-song, Turn Me Up, dagli accentuati connotati melodici, anche in una versione strumentale davvero godibile. A testimonianza della loro inossidabile fede mod i Mads accludono una solida cover di Strange Town, vecchio brano dei Jam del modfather per eccellenza Paul Weller.
                                                                                                           Turn Me Up
        
 
Con i quattro brani di "El Narco Ritmo" i teramani Los Infartos (nome e copertina inquietanti) riconducono al confortante ovile di un garage organistico dalle modalità frenetiche. Le convulse Surf Dakota, The Man Who Lives There e Karrrate Bilbao sono però 'tagliate' da piacevoli inserti vocali sixties-beat che ne attenuano un pò la tendenza punk. Che Los Infartos siano tendenzialmente eclettici è ben dimostrato dai cinque minuti e passa di Sadistic Soul, che inaspettatamente riescono ad approdare a sonorità addirittura di matrice lounge.



I più selvaggi, basici e grezzi di questa tornata di novità sono Cannon Jack & The Cables, bergamaschi, side-project dal 2016 del cantante/organista Gianluca "Ol Pjpa" Daghetti - già con Le Muffe - che giocano con successo in Primitivo la carta del beat demenziale in lingua italiana. Peccato solo che all'ascolto il testo sia quasi incomprensibile tanto Gianluca "Ol Pjpa" Daghetti ci dà dentro. La furiosa Big Bad Monkey Man, side B del vinile a 45 giri, dal finale strumentale esasperato, conferma Cannon Jack & The Cables una promessa a cinque stelle del punk garage italiano: attendiamo con ansia il loro primo full-lenght. 
                                                                                  Primitivo

                                  Area Pirata Records

                                                                   
Pasquale Boffoli









venerdì 19 luglio 2019

The Jackets - "Queen Of The Pill"

The Jackets - "Queen Of The Pill"  (Voodoo Rhythm Records, 14 Giugno 2019) 

I garagers svizzeri The Jackets giungono al loro quarto lavoro in studio, il secondo per la connazionale label Voodoo Rhythm Records, dopo "Shadows Of Sound" (2015). Vediamo un pò: nel sito dell'etichetta si legge che Alice Cooper li ha definiti “the real deal” nel suo Radio Show, che Little Steven’s Underground Garage nel 2017 ha parlato di una loro “Greatest Song in the World” e che Rodney Bingenheimer, il famoso d.j. e talent scout rock losangelino, li trasmette regolarmente nel 2019. Ma non basta, vi sbagliate, questo è solo un intrigante aperitivo, e si potrebbe pensare "di parte": il meglio e la verità arrivano ascoltando le dieci indiavolate trash-punk-garage tracks di questo nuovo "Queen Of The Pill": Jackie Brutsche alias Torera, cantante e fuzz-guitar guida il trio (Chris Rosales alla batteria, Samuel Schmidiger al basso) quasi con la stessa autorevolezza di Chrissie Hynde con i suoi Pretenders. Vocalmente trascinante e titolare di una sei corde grintosa  perennemente 'in amore' libidinoso con sua santità Fuzz (Losers Lullaby, Dreamer, What About You, Be Myself, Queen Of The Pill), marchia a fuoco "Queen Of The Pill" con la travolgente selvaggia sicurezza di una giovane garage witch. Ne sentiremo certamente parlare di nuovo: nel frattempo magari si possono recuperare i loro primi tre dischi.

mercoledì 10 luglio 2019

Nebula - “Holy Shit”

Nebula: “Holy Shit” (Heavy Psych Sounds, 7 Giugno 2019)

Esce per la label italiana Heavy Psych Sounds, specializzata in contaminazioni tra hard-heavy-psychedelic-space-desert-stoner rock, il nuovo lavoro del trio americano Nebula, formato e guidato da sempre dal chitarrista/cantante compositore Eddie Glass, fuoriuscito nel 1997 dai desert-rockers Fu Manchu. Ma chi, incoraggiato da questa premessa e aggiornatosi attraverso le loro note biografiche, fosse alla ricerca in questo nuovo "Holy Shit" delle suddette contaminazioni rimarrebbe non poco deluso, o perlomeno soddisfatto in misura molto ridotta. L'equilibrio dei nove brani infatti è pericolosamente sbilanciato verso un heavy-hard rock di stampo black-sabbathiano poco originale se non noioso che lascia scarsissimo spazio a desiderabili contaminazioni con quelle limitrofe suggestioni rock cui si accennava all'inizio dell'articolo. Le poche porzioni del disco più godibili e davvero apprezzabili sono proprio quelle (Messiah, Gates Of Eden, The Cry of a Tortured World) in cui su un heavy prepotente prevalgono modalità moderatamente psichedeliche e indirizzate su un mood musicale più dilatato e vario. Il power trio insomma fa una scelta ben precisa, serializzando una tendenza già molto presente nei suoi precedenti dischi, rinunciando a una dinamica che poteva rivelarsi molto più creativa, sposata da altri loro colleghi della stessa scena musicale.

Pasquale Boffoli




                                                                                                                         

sabato 6 luglio 2019

E.T. Explore Me - "Shine"

E.T. Explore Me - "Shine"  (Voodoo Rhythm Records, 30 Marzo 2019)

L'etichetta svizzera indipendente Voodoo Rhythm Records, ormai veterana, diretta dal bizzarro Reverend Beat-Man, è sempre stata prodiga sin dal 1979 del secolo scorso di ottime, arrembanti, sporche produzioni garage-punk, memorabili almeno per il settanta per cento. La valorosa e coraggiosa label continua anche in questo terzo millennio ricco di scadente mainstream, sedicenti e ridicoli artisti trap fabbricati a tavolino e musica senza dignità, a sfornare piccoli nuovi capolavori di sconosciute e orgogliose band europee e internazionali che non hanno mai inciso nulla o quasi durante la loro esistenza. E' il caso del trio olandese (da Haarlem) E.T. Explore Me, in giro da più di quindici anni, che si inserisce (continuandola) in una tradizione beat/garage/psichedelica solida inaugurata nella terra dei tulipani sin dagli anni '60. Il fascino malato e psichedelico di questo "Shine", loro primo full lenght, è basato tutto sull'uso permanente in quasi tutti i dodici brani dell'organo fuzz distorto di Joostche usurpa con grande carisma il ruolo primario della chitarra (meno che in Butcher, suonata da lui). Non che l'organo non abbia sempre avuto un ruolo fondamentale nel genere garage e psichedelico, ma in molti degli episodi di Shine, alcuni in particolare (H.Z. Statue, Soulbleed, Fincheye), l'uso che se ne fa è profondamente ipnotico, inquietante e minimale, incrociando a tratti un sound quasi sperimentale e progressivo. L'episodio più ortodosso del disco è la strangleriana Let Me In. Ad accompagnare le avvincenti avventure dell'organo un bassista pneumatico (Jeroen B.) di grande efficacia e un batterista (Jeroen K.) sempre all'altezza.

https://voodoorhythm.myshopify.com/collections/cd-1
                                                                                                     Pasquale Boffoli







lunedì 1 luglio 2019

The Black Keys - "Let's Rock"

The Black Keys - "Let's Rock" (Easy Eye Sound/Nonesuch 28 giugno 2019)

Il 28 giugno è uscito il nono album in studio dei Black Keys dal titolo evocativo “Let’s Rock”.Triste dirlo ma in questo disco ad evocare il rock c’è solo il titolo ed è ovvio che non basta. D’altronde che il duo statunitense fosse bollito era già evidente dagli ultimi lavori a partire dal tanto esaltato “El Camino”. Bisogna risalire a “Thickfreakness” album del 2003 per ritrovare il blues destrutturato delle paludi del delta e il suono garage rock a tratti lo-fi. Il nuovo, è un disco moscio, dalle sonorità che non graffiano, non mordono ma nemmeno accarezzano, sembra musica da ascensore d’hotel. Non basta mettere in copertina una sedia elettrica per dare la scossa. I brani si susseguono noiosi e arrangiati tutti allo stesso modo, stessi suoni, stesse sequenze, senza sussulti né idee. La voce è piatta e annoiata, senza soul e non bastano a tirarla su i cori black. Non pervenuta nemmeno la psichedelia del precedente album “Turn Blue”. Certo, nel panorama musicale attuale un disco del genere è più che benvenuto ma non basta mescolare gli ingredienti per ottenere qualcosa di commestibile. L’album cita gli Stones in più di un episodio, poi amalgama boogie, country e rockabilly ma la nostalgia in musica è pari a zero se non semini il seme della novità e dell’innovazione, il materiale riciclato serve a creare un prodotto nuovo altrimenti meglio incenerirlo. “Shine A Little Light” brano d’apertura, parte con un intro tipo Gimme Shelter degli Stones segue riffone a’ la White Stripes e poi si spegne strada facendo. Segue “Eagle Birds”, giro rock and roll stile ZZ Top, stesse chitarre impastate. “Every Little Things” forse il brano più ispirato, sulle strofe le melodie riportano a McCartney. “Get Yourself Together” brano western da cowboy che ballano la Line dance. C’è spazio anche per l’hippie folk con “Sit Around And Miss You”. Let’s Rock” furono le ultime parole di un condannato a morte nello stato del Tennessee, quello sì un cazzuto gesto rock&roll non questo disco che ci auguriamo non condanni a morte i Black Keys.

Nino Colaianni


Mammoth weed wizard bastard - "Yn ol i Annwn"

Mammoth weed wizard bastard - "Yn ol i Annwn " (New heavy sounds - marzo 2019) Disastri della critica: stroncato o elogiato, Y...